Anima Inquieta

mercoledì, 14 maggio 2008

Sensi di colpa

Ecco che Anima Inquieta si sente subito in colpa per aver scritto il post intollerante contro i milanesi. Perchè non bisogna mai generalizzare. E infatti i bloggherini milanesi che la leggono sono tanto carini e la tempestano di messaggini per prendere caffè insieme e per conoscere finalmente la sua di lei borsa pelosa verde. Lei invece strangolata da ore e ore di lezione è costretta a declinare praticamente tutti gli inviti. Tutti tranne uno, perchè quello non si può proprio declinare cazzarola.

E così mentre torna in albergo sentendosi in colpa verso i milanesi in generale e verso i bloggherini in particolare, le capita di assistere ad un paio di scenette comiche per niente padane che ci tiene a riportare per fare giustizia agli abitanti di questa città.

La prima in un bar tabacchi in cui era entrata a comprare un biglietto della metro.

La barista oberata di richieste di aperitivo fa ad un suo collega con tono supplichevole:

"Gianni ma dammi una mano..!" 

"Te la dò si una mano gioia, in faccia te la dò!"

La seconda al supermercato dove era entrata a comprarsi un succo di frutta.

Il cassiere: "Bancopazz o carta?!" 

 


Viale Monza

Anima Inquieta emerge alla fermata Loreto un pò disorientata. Vede un ragazzone bruno che sta per avviare una moto di potente cilindrata, sorridente si avvicina e chiede:

"Scusi saprebbe indicarmi Viale Monza?"

Il ragazzo la fissa attraverso le lenti scure e con l'accento di uno che ha una fabrichètta, una casètta e un sacco di figa dice:

"Non so, è meglio che tu chida all'edicola"

Anima Inquieta, non nuova a questi simpatici aneddoti milanesi nel dare le indicazioni, attraversa la strada e si rivolge all'edicolante:

"Scusi, gentilmente saprebbe indicarmi Viale Monza?"

"No" risponde l'edicolante che sicuramente ha votato lega Nord. E continua a mettere a posto i giornali.

Anima Inquieta rimane lì come una cretina. Perchè una risposta così secca non se l'aspettava proprio.

Si accosta a un vecchio signore seduto su una panchina, pronta all'ennesimo rifiuto, ma spinta dalla necessità.

"Saprebbe indicarmi Viale Monza per favore?"

Il signore con imperituro accento pertenopeo si dilunga in una dettagliatissima descrizione di tutti i tombini che incontrerà sulla sua strada fino a viale Monza. Che poi è a meno di duecento metri da lì.

Certi episodi mi fanno diventare razzista!


martedì, 13 maggio 2008

Novelli mostri

Anima Inquieta in trasferta milanese è stata letteralmente divorata dalle piccole belve in carriera diplomatica. Ha usato tutto il suo autocontrollo per reprimere la "faccia da cazzo" che le saliva spontaneamente sul viso durante le ore della singolar tenzone con i novelli mostri.

Perchè quando ha visto troppe cose brutte da troppo poco tempo, Anima Inquieta diventa insofferente con la spocchia dei ragazzini italiani che vogliono salvare il mondo. Si dimentica che sono giovani, si dimentica che hanno quella generosità e quell'entusiasmo che sfociano in presunzione, si dimentica che hanno le idee chiare di chi non ha esperienza e le soluzioni a tutti i problemi chè le hanno studiate sui libri. Si dimentica di essere stata esattamente come loro quando ha cominciato a lavorare.

Sfiancata, si droga di un moralmente deletereo McDonald, rantola in albergo e se ne va a dormire.

Buonanotte!


scritto da: Expecting alle ore 21:25 | link | commenti (20)
categorie: anima lavoratrice
lunedì, 12 maggio 2008

Accorato appello

Con un tempismo strabiliante, tanto per non sfatare la sfiga beffarda che ci tiene ben salde in pugno, la mia Misterpia è partita per Kabul esattamente tre giorni dopo che io ne ero ritornata. E adesso me la immagino laggiù da sola e vorrei tanto essere con lei. Perchè io questo distacco dall'Afghanstan sono ancora ben lungi dall'averlo elaborato!

E allora mi sento di pubblicare il seguente appello:

"All'Esimia Misterpia:

Esimia Misterpia in qualsiasi momento questo blog sarà lieto di ospitare qualsivoglia scritto, immagine, suono o altra forma di creatività la Signoria Vostra abbia lo sghiribizzo di condividere con me e il mio manipolo di incauti lettori.

La ringraziamo e la abbracciamo da lontano.

Sua devotissima Anima Inquieta&Co"

(secondo me stavolta non si può esimere!)


scritto da: Expecting alle ore 10:11 | link | commenti (10)
categorie: amici dell anima, anima bloggaiola

La Cupida

La Cupida ha voce di miele e occhi di cerbiatto.

La Cupida ha un sorriso complice nascosto dietro gli occhiali.

La Cupida ascolta perseverante da lontano le mie rabbie, i miei sfoghi, le lacrime non piante e la mia sete di felicità.

La Cupida tace. Tace e lascia che da solo l'amore si faccia strada nel mio cuore. Non è una strada lunga. Ma è una strada ripida. Che quando si arriva in cima si ha il fiato corto.

La Cupida mi guarda benevola e gioisce di riflesso della gioia che mi ha regalato.

La Cupida esce in punta di piedi. Torna al suo lavoro di affetti vestendo un paio di All Star rosse, lasciandomi tremante stordita di emozione.

(grazie!)


sabato, 10 maggio 2008

La festa della mamma

L'Anima Affine, dopo essere ricomparso sulla soglia della vita dell'Anima Inquieta con in mano il famoso cavolo verza, in questa assolata mattina di maggio ha annunciato a mari e monti che oggi era la festa della mamma e si è altresì prodotto in telefonate e fiori per la sua mamma medesima.

Anima Inquieta, figlia snaturata di madre altrettanto snaturata, ignorava assolutamente questa ricorrenza. Però  coglie l'occasione al balzo per sembrare migliore di quello che è e telefona all'istante a sua sorella -mamma del Nipotepiccolo- che per la prima volta nella sua vita è titolare leggitima di questa festività.

Sua sorella, che è una dal cuore dolce, si intenerisce tutta, nonostante Nipotepiccolo oggi sia particolarmente stizzoso.

Anima Inquieta telefona poi anche alla sua mamma che non si intenerisce affatto ma la fa molto ridere con i soliti aneddoti familiari.

A rituali compiuti Anima Inquieta si sente proprio bene: è una brava figlia e una brava sorella e si sente un pò ripagata del perenne senso di colpa per non essere a casa quasi mai.

E' solo in bottega che Anima Inquieta realizza che la festa della mamma sarà solamente domani.

L'anima Affine sarà oggetto di rappresaglie. Terribili rappresaglie!


scritto da: Expecting alle ore 21:30 | link | commenti (18)
categorie: affinitĂ  d anima, famigli dell anima
venerdì, 09 maggio 2008

Cronaca sportiva

... e Anima Inquieta, scatta in volata, scivola sulla fascia, si riappropria della bottega e stabilisce il record di vendite dei venerdi'.

Boato dello stadio!


scritto da: Expecting alle ore 20:51 | link | commenti (19)
categorie: anima bottegaia, anima lavoratrice, anima demente
giovedì, 08 maggio 2008

Fenomenologia dell'amore

Anima Inquieta, etologa paziente, ha speso una sostanziosa fetta della sua vita annotando minuziosamente i comportamenti del genere maschile tentando di ravvisare elementi ricorrenti e pattern che le consentissero di comprendere meglio questa specie animale. E varcata la soglia dei trentasei anni puo' ben dire di essere riuscita ad individuarne alcune caratteristiche fondamentali.
 
Ad esempio nei rituali di corteggiamento, Anima Inquieta ha notato che l'uomo spesso tende a conquistare o a riconquistare l'amata attraverso espressioni materiali del proprio sentimento.
Espressioni che variano a seconda della donna ma anche a seconda del sentimento.
Tra queste pressoche' universale e' l'uso dei fiori, in composizioni piu' o meno elaborate dipendenti appunto dalle varianti di cui sopra.
Ad esempio, la donna altera ed elegante attira su di se fasci di rose a stelo lungo od orchidee in scatole preziose, quella alternativa e impegnata allegri bouquet di margherite e fiordalisi, quella intellettuale e borghese iris e tulipani a mazzo, e via dicendo.
 
L'altro ieri Anima Inquieta ha ricevuto come pegno d'amore un cavolo verza.  
Il che la porta inevitabilmente a farsi alcune domande…

mercoledì, 07 maggio 2008

Casa

Ufficialmente a casa, accolta da un Nipotepiccolo immusonito per la lunga assenza.

Bisogna che vada a riconquistarmelo immediatamente!


Senza parole

"... not a day less will do, from you".


scritto da: Expecting alle ore 10:23 | link | commenti (4)
categorie: affinitĂ  d anima
martedì, 06 maggio 2008

Manie

Stanotte, mentre morivo di freddo innaturale in una stanza d’albergo a Dubai mi si e’ riproposto un pensiero che mi attraversa sovente la mente.
 
Il pensiero e’ che tutti gli uomini che ho amato mi hanno lasciato attaccate addosso indelebilmente alcune delle loro abitudini maniacali senza che io sia poi piu’ riuscita a liberarmene. Si perche’ a ben guardare gli uomini che ho amato tendevano tutti inguaribilmente all’ossessivo-compulsivo.
Per fortuna io sono lenta di sentimenti. Mi appassiono facilmente, ma amo con paguresca cautela. Cosi’ i danni si sono limitati a un numero ridottissimo di personaggi strani.
 
E pero’, nonostante siano un numero infinitesimale, si fanno sentire rimbombando nei miei comportamenti quotidiani con strepito e clamore insospettabile.
 
Per esempio io non sono piu’ in grado di bere il caffe’ della macchinetta se prima non e’ stato girato con il cucchiaino. E vabbe’direte voi, non e’ cosa grave, e’ anche una cosa ragionevole da farsi perche’ la densita’ e l’aroma del caffe’ tendono ad essere piu’ forti con la prima acqua che passa attraverso la polvere e se non si gira la miscela rimangono sul fondo della caffettiera.
Perfetto.
Peccato che io non beva caffe’ e che questa operazione di mischiaggio non possa assolutamente trattenermi dal farla anche su caffettiere altrui. Caffettiere che non mi riguardano perche’ non sono stata io a prepararle e non saro’ io a berle.
 
Poi ci sono le manie igieniste.
 
A causa del mio lavoro le mie pretese igieniche si sono, bisogna ammetterlo, estremamente ridotte negli anni. Sara’ anche che mi si sono rinvigoriti gli anticorpi, ma insomma non sono affatto schifiltosa e per i nostri standard decisamente un po’ zozza!
Eppure in barba alla zozzitudine ci sono cose che non riesco assolutamente piu’ a fare. Come ad esempio mettermi seduta su un qualsiasi letto con i vestiti che ho portato durante la giornata.
Non importa quanto lurido sia il giaciglio su cui mi tocchera’ dormire (e mi capita di dormire in posti luridi!).
L’imprintig del mio primo amore e’ piu’ forte di tutto.
 
E’ piu’ forte anche dell’intirizzimento dovuto all’aria gelida che sprizzava dal condizionatore stanotte. Perche’ sulle sopracoperte di un albergo chissa’ quante persone ci sono passate. E non si dorme mai sotto una sopraccoperta di albergo!
 
Cosi’ adesso, mentre torno alla mia piccola casa incasinata ma con il lavello perfettamente lucidato da apposite spugnette, sento che gia’ mi sta salendo il raffreddore.

sabato, 03 maggio 2008

Comunicazione di servizio

Mi si e' caricato il filmato finalmente!

QUI

(non vi aspettate chissa' che!)


scritto da: Expecting alle ore 15:05 | link | commenti (15)
categorie: anima nel mondo

Chi gioca in prima base

Alle sette meno un quarto Anima Inquieta e’ pronta con tutti i suoi bagagli sul cancello della guesthouse e aspetta solo che il suo Autista Bambino la venga a prelevare.
Per inciso piu’ va avanti in questo viaggio e piu’ somiglia ad una rifugiata afghana: la sua piccola valigia rossa non e’ piu’ sufficiente a contenere i regali che va accumulando ne’ le scemenze che si compra in giro. E percio’ adesso oltre alla valigia rossa sfoggia anche una serie di borse di plastica e di vario altro materiale che la rendono meravigliosamente intonata alla fauna locale.
 
L’Autista Bambino e’ puntuale.
E puntuale la scarica sul cancello dell’ICRC di Jalalabad: reporting time 7:00.
Anima Inquieta lo saluta con un po’ di groppo alla gola. Lui le augura ogni bene senza guardarla negli occhi.
 
Lo staff della Croce Rossa carica Anima Inquieta e le sue cianfrusaglie sulla Land Rover con lo stemma crociato insieme ad una infermiera francese che parla come se avesse una patata in bocca.
Con loro c’e’ anche un paziente ortopedico che deve andare a Kabul per aggiustare la sua protesi.
 
Si avviano all’aeroporto.
 
L’aeroporto si trova all’interno della base militare americana appena fuori citta’.
 
Passano il primo cancello e una volta dentro un soldato fa scendere tutti dal veicolo per perquisirlo. Scendono tutti tranne il paziente afghano ovviamente.
 
Anima Inquieta, l’autista, Patata in Bocca e l’altro staff della Croce Rossa vengono introdotti, attraverso un lungo budello fatto di sacchi di sabbia e filo spinato, al controllo documenti. All’ingresso della baracchetta di legno c’e’ un marines che sembra uscito da un film di Stallone.
Grosso, piazzato, imbottito di mitragliatori, suda pesantemente sotto l’elmetto. Sono solo le sette e mezzo e gia’ fanno 28 gradi.
 
Anima Inquieta, che in presenza dei militari americani diventa insopportabilmente strafottente, lo guarda fisso.
 
Il tipo si gonfia tutto come un gallo e con una parlata quasi incomprensibile dice:
“Wanna wear this for a while baby?” indicando il giubetto antiproiettili che lo sta facendo sciogliere di caldo.
 
Anima Inquieta -mai che si perdesse l’occasione di fare del sarcasmo soprattutto quando un estraneo americano per di piu' la chiama inopinatamente “baby”- lo apostrofa rifacendogli il verso: “Wanna wear this for a change?” indicando il velo nero che la copre da capo a piedi.
Il soldato rimane interdetto, poi decide di non prendersela (forse perche’ non ha capito che Anima Inquieta intendeva si’ alludere ad un cambio di vestiti soffocanti, ma anche ad un cambio di prospettiva sul mondo) e le sorride.
 
Patata in Bocca assiste a tutta la scena senza fiatare e appena puo’ sospinge Anima Inquieta nel casotto di legno.
 
Nel casotto di legno ci sono altri due soldati in mimetica e senza troppe munizioni che ascoltano una musica rock country a palla. Ricorda Cat Stevens. Non c’e’ niente di piu’ stridente che Cat Stevens a palla in questo posto.
Ma i militari americani stridono per definizione. Almeno cosi’ pensa Anima Inquieta.
 
Li fanno accomodare su una panca e abbassano la musica.
 
Fuori i passaporti.
Liquidano Patata in Bocca con un’occhiata.
 
“Are you Afghan?” chiede un soldato biondino con gli occhi chiari.
“No, I am Italian” risponde Anima Inquieta
“I see you hold an Italian passport… but are you Afghan?”
“Aridaje, -pensa Anima Inquieta- ma perche’ cazzo devo essere afghana? Perche’ porto il velo e l’orecchino al naso?” poi senza di nuovo perdere l’occasione di essere sgradevole risponde al soldato dicendo: “Unfortunately I’m just italian. Thanks for the compliment though…”
 
Il soldato la guarda un po’ ebete. Poi soprassiede alla provocazione e dice che lui e’ stato in Italia di base ad Aviano. E vuole sapere da dove viene Anima Inquieta.
Anima Inquieta si presta alla conversazione -di cui per altro intuisce solo vagamente il senso perche’ anche questo biondino ha un accento incomprensibile. Finiscono nello stereotipo Italia-spaghetti-mandolino-mafia senza farsi sfuggire un accenno alle presunte donne italiane calienti (mah!).
 
Poi il biondino annuncia con aria vagamente intimidatoria: “We are going to search you now, that’s the procedure…”
 
Patata in Bocca (a questo punto lessata dal caldo) si gira verso Anima Inquieta perche’ non ha capito una mazza.
Anima Inquieta mostrandosi niente intimidita risponde tranquillamente “Please go on…”
 
Il soldato allora la guarda ammiccante e dice: “We don’t search you girls… that will be our little secret…”
 
Anima Inquieta si morde forte la lingua per non dire che no, lei vuole essere frugata invece. Se quella e’ la procedura vuole essere frugata come tutti gli altri. E se fosse un kamikaze? Come fa il soldato biondo a sapere che Anima Inquieta non e’ un kamikaze????!
Ringoiandosi le sue sterili provocazioni, Anima Inquieta fa per uscire lasciando l’autista della Croce Rossa e il suo assistente a sbrigare le formalita’ per il paziente afgano.
 
“Who’s the patient?” chiede Soldato Biondo con tono arrogante e accento incomprensibile.
“I am not the patient” dice l’autista.
“Who’s the patient?” ripete il soldato.
“I am not the patient” conferma l’autista.
“Whose passport is this?”
“This is not my passport, it is the patient’s passport..”
“Who is the patient though?” incalza il Soldato Biondo che si sta visibilmente spazientendo.
“I am not, I am not the patient” indietreggia l’autista afghano che non capisce bene le domande.
“You are not the patient so who is the patient?”
“He is another person I am not the patient”
“Who is the patient?” alza la voce il soldato.
L’autista afghano e’ smarrito e sta per ripetere per la decima volta che lui non e’ il paziente.
 
Anima Inquieta -che si sente all’imporvviso catapultata in una scena di Rain Man- si sporge dallo stipite della porta e dice al soldato americano che il paziente ha la protesi rotta, non puo’ camminare e sta buono buono in macchina. Quel signore invece e’ l’autista della macchina. Sorride al soldato per imbonirselo un po’ e non farlo sentire troppo cretino. Ma forse quello cretino non ci si sente affatto. Pero’ intasca il sorriso.
 
Anima Inquieta, Patata Lessata, l’autista e l’assistente dell’autista guadagnano la macchina, in cui il paziente afgano li aspetta ignaro di tutto.
 
Il Rambo all’entrata solleva la sbarra di ferro e li fa passare.

Giusto in tempo per vedere l’areoplanino zanzara della Croce Rossa atterrare sulla pista.


scritto da: Expecting alle ore 10:14 | link | commenti (24)
categorie:
venerdì, 02 maggio 2008

L'olio d'oliva

La guesthouse delle Nazioni Unite che mi ospita in questi giorni ha un bel giardino pieno di rose su cui si affacciano le vetrate della stanza da pranzo.

Ci sono solo tre ospiti qui oltre me.

Un giapponese che si occupa di un progetto di agricoltura pe la produzione di riso, un medico indiano che fa la campagna antipolio per l'UNICEF e un ragazzo pakistano che fa il logista al World Food Programme.

A curare gli ospiti e il giardino c'e' Sharef.

Sharef e' originario della provincia di Laghman. Oggi che era venerdi, giorno presumibilmente di riposo, sono rimasta qui tutto il giorno e dopo pranzo ho preso un the sul patio.

Lui era li' che curava le rose e abbiamo un po' chiacchierato.

olioStasera a cena c'era l'insalata e una bottiglia d'olio d'oliva per condirla. Una bottiglia d'olio prodotta con un progetto della Cooperazione Italiana per il recupero degli ulivi che erano coltivati durante il regime sovietico e poi lasciati in abbandono. Conoscevo quel progetto, avendo una volta sul volo di ritorno per Roma incontrato l'agronomo che se ne occupava il quale mi aveva lungamente intrattenuto sulla qualita' delle olive. Non sapevo pero' che avessero gia' prodotto il primo olio.

Ci siamo lungamente intrattenuti con gli altri ospiti dunque a commentare come viene prodotto l'olio d'oliva, le spremiture, le diverse qualita' (ovviamente loro non ne sapevano nulla, il giapponese era addirittura convinto che l'olio d'oliva non si usasse per cuocere perche' evaporava... mai sentita una bestialita' simile!).

Dopo cena Sharef bussa alla mia porta e insieme al conto per le notti che sono rimasta qui mi porta in regalo una bottiglia di olio d'oliva afghano prodotto con il progetto italiano. La terro' cara!


scritto da: Expecting alle ore 19:39 | link | commenti (14)
categorie:

Gia' 7

E tanti auguri a mio Nipotepiccolo che oggi, amore della sua zia vagabonda, compie 7 mesi...

sbavolino


scritto da: Expecting alle ore 17:37 | link | commenti (11)
categorie:

Commiato

Cosi' ieri dopo aver visitato le attivita' finalmente ho potuto pranzare con lo staff del progetto di protection per street and working children.

Erano oltre sei mesi che non li vedevo. Dall'ultimo corso di formazione praticamente.

Abbiamo mangiato un pranzo povero, il solito pranzo che mangiano loro: pane e una qualche verdura cotta in un po' di sugo. Poi insalata e the verde.

Sono stata contenta che non avessero preparato nulla di speciale. Sembrava un giorno qualsiasi, un giorno normale, non l'ultima volta che stavamo tutti insieme.

Abbiamo mangiato, riso, bevuto il the. Poi e' venuto il momento del commiato e dei discorsi ufficiali. M'e' anche scappata una lacrima. Sostanzialmente perche' avevo visto tante delle cose discusse in aula diventate realta' nella pratica con i bambini e questo mi aveva intenerita, resa fiera di loro e contenta del lavoro che avevo fatto. E anche molto dispiaciuta di lasciarli. Nonostante siano prontissimi a camminare con le loro gambe. Nonostante il senso del mio lavoro e' proprio quello di renderli capaci di camminare con le loro gambe. Nonostante debba sentirmi soddisfatta, ogni volta che accade sento lo strappo della separazione come se fosse una separazione inaspettata.

Loro, dopo un'ora di ringraziamenti formali e panegirici (sono trenta: ce ne fosse stato uno che abbia rinunciato a dire tre parole. E tre parole afghane durano cinque minuti abbondanti!), si sono resi conto che non mi avevano comprato nessun regalo. Si erano ricordati di comprare un pensiero per i ragazzi di Jo ma niente per me.

Sinceramente non me ne sarei mai accorta se non li avessi trovati a confabulare e non mi fossero venuti spudoratamente a chiedere che taglia portava il mio presunto marito (quello della fede spaiata per capirsi!).

E allora ho anche capito che, arindanghete, mi avrebbero regalato un altro vestito. Pero' siccome regalare un vestito ad una donna non e' tanto conveniente, ari-rindanghete, di vestito anche per il presunto marito.

Infatti eccoli qua, recapitati alla porta della guesthouse delle Nazioni Unite in cui vivo: i due vestiti piu' brutti che si potessero mai immaginare. Il mio all'ultima moda, incrostato di luccichini e completamente di plastica. Mi fanno male le dita solo a tirarlo fuori dalla bustina.

Quello del presunto marito, tradizionalissimo, di un color cacarella che piu' pashtu non si puo', con un collettazzo rigido che vive praticamente di vita propria. Pero' e' cotone e forse mi ci faro' una camicia da notte!

O forse regalero' tutti e due i vestiti alla donna delle pulizie a Kabul!


scritto da: Expecting alle ore 14:24 | link | commenti (6)
categorie: anima nel mondo, anima lavoratrice

Dal finestrino

Il video e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Minifilmato rubato di nascosto da sotto il velo.

Certe rare volte essere donna ha le sue prerogative!


scritto da: Expecting alle ore 10:26 | link | commenti (10)
categorie: anima nel mondo

Nangharar

L'Autista Bambino morde l'asfalto gia' caldo alle prime ore del mattino. Come lo scorso anno mi sfrecciano dal finestrino i campi di grano maturo, le piantagioni di ulivi, i villaggi indaffarati, il bestiame al pascolo, gli allevamenti di api...

Come e' bella questa terra in questa stagione. Cosi' ricca, cosi' satura di operosita'. Sembra quasi una terra tranquilla. 

wheat

Piantagione di grano, Nangharar, Afghanistan

olive trees

Filari di ulivi, Nangharar, Afghanistan

livestock

Bestiame al pascolo, Nangharar, Afghanistan

beehives

Allevamento di api, Nangharar, Afghanistan

spring

Distesa di frumento, Nangharar, Afghanistan

harvesting2

Il raccolto,  Nangharar, Afghanistan

harvesting

Mietitrici, Nangharar, Afghanistan


scritto da: Expecting alle ore 10:18 | link | commenti (4)
categorie: anima nel mondo, anima lavoratrice
giovedì, 01 maggio 2008

Cuccioli di uomo

piccoli

Torkham Border, Nangharar, Afghanistan


scritto da: Expecting alle ore 20:00 | link | commenti (12)
categorie: anima nel mondo, anima lavoratrice

...

Avevo passato una giornata meravigliosa. Avevo un sacco di cose da raccontare. Avevo un sacco di fotografie da far vedere.

Invece mi chiama un amico e mi dice che hanno ammazzato un nostro ex-collega in Chad.

Mi e' sceso addosso un grande silenzio.


scritto da: Expecting alle ore 15:50 | link | commenti (20)
categorie: amici dell anima, anima lavoratrice

6:30

Sei e mezzo: mi pianto il velo in testa e comincia un'altra giornata!


scritto da: Expecting alle ore 04:04 | link | commenti (7)
categorie: anima lavoratrice, anima demente
mercoledì, 30 aprile 2008

Corsi e ricorsi

"Mi manchi infinitamente.

Mi sei mancata infinitamente ieri mentre da sola varcavo la soglia di quel carcere minorile. Quel carcere minorile che ironia della sorte e' il compound dove si trovava il nostro ufficio qui.

L'ala sulla sinistra in cui stava lo staff femminile e' adesso adibita a magazzino. L'ala destra dove erano gli altri uffici e' adibita a dormitorio. Nell'ufficio di Branko dormono adesso 10 ragazzini, con i materassi sul pavimento.

Il piccolo patio di fronte e' chiuso con una rete di filo spinato cosi' che uscendo dalle loro camere i ragazzini non scappino. Chissa' poi dove devono mai scappare; il cancello e' sempre lo stesso: alto e dipinto di azzurro, il nostro colore.

Il cortiletto sul retro che usavamo come magazzino per i teli dell'UNHCR da distribuire e' adesso il cortile con il mandorlo di Occhi Neri. C'era anche prima quel mandorlo? Non me lo ricordavo.

La stanzetta di Occhi Neri e' la stanzetta in cui tenevamo il generatore.

Se penso che quelle mura ci hanno visto lavorare con tutt'altre speranze mi sale il magone. Ma e' destino che le mura che ci hanno viste faticare felici diventino una grottesca caricatura del pezzetto di vita che ci abbiamo passato. La nostra casa a Kabul e' diventata la sede del Ministero degli Affari Religiosi. E infatti li' davanti io e te evitiamo di passarci.

Sono sistemata nella guesthouse di UN. Quella con l'unica piscina di Jalalabad. Quella in cui abbiamo passato uno spensierato pomeriggio nel lontano settembre del 2003.

Eravamo, mi sembra, felici quel lontano settembre.

Eravamo, mi sembra, piu' giovani e piu' spensierate. E anche parecchio piu' sgargiule. Io sicuramente. Non erano successe ancora tante cose nelle nostre vite.

Quelle cose che ci hanno avvicinato. Quegli strappi dolorosi che con certosina pazienza abbiamo sempre rammendato insieme in questi anni.

Mi sei mancata infinitamente ieri.

E mi manchi infinitamente stasera."

Questo post e' dedicato alla mia Misterpia e a tutta la strada che abbiamo fatto insieme in questi anni, tanta della quale in questo paese che ci ha catturato l'anima e ci ha guardato benevolmente.


martedì, 29 aprile 2008

Scheggia nel cuore

Ho visto cose oggi che non avrei voluto mai vedere.
Saputo cose che non avrei voluto mai sapere.
Cose per cui la rabbia e la compassione non bastano.
Cose che mi fanno odiare questo luogo che e’ la mia seconda casa.
 
Ha diciassette anni questa ragazza che ormai e’ una donna cresciuta in un villaggio appena sull’altopiano, ai piedi delle montagne.
 
E’ cresciuta semplicemente, senza andare a scuola.
E’ cresciuta con altri bambini, giocando e saltando i fossi.
Di uno di loro si e’ innamorata appena raggiunta la soglia dell’adolescenza. E in quella che sembra la bella copia di un romanzo di Hosseini, anche lui si e’ innamorato di lei.
 
Vuole chiederla in sposa, ma le famiglie non acconsentono.
Scappano insieme, i due, per non essere separati.
 
Vengono acchiappati e, per fortuna, processati dal tribunale regolare anziche’ lapidati secondo la legge tribale.
 
Lui e’ condannato a otto anni di carcere.
Lei a cinque. In tutti e tre i gradi di giudizio. Con per altro una evidente interpretazione falsata del codice penale che vuole che per questo genere di reati si sia punibili solo fino al raggiungimento della maggiore eta’.
 
E’ rinchiusa in un carcere minorile questa ragazza che ormai e’ una donna.
In isolamento perche’ e’ l’unica ospite femminile del carcere.
Ha una stanzetta piccola e spoglia con un materasso per terra, e un piccolo cortile con un mandorlo.
 
Le passano il cibo da sotto una porta.
Non ci sono guardiane donne nel carcere.
C’e’ una assistente sociale che qualche volta le fa compagnia.
 
Mi faccio aprire quella porta oggi.
Mi faccio aprire quella porta piena di rabbia usando il peso della mia autorita’, la superiorita’ del mio essere straniera, il ricatto dei soldi che forse la mia organizzazione e’ disposta ad investire.
Mi faccio aprire quella porta guardando con astio livido le barbe lunghe che mi circondano di vestiti tradizionali e turbanti.
 
Mi faccio aprire quella porta e lei e’ li’ dietro. Occhi Neri. Con un timido sorriso che mi offre un pezzo del suo pane e delle sue patate.
 
Non e’ triste.
Non e’ arrabbiata.
Non e’ rassegnata. E’ normale. Come se normale fosse tutta la situazione.
 
La saluto. Le faccio intendere che sono li’ per sapere come sta.
Sta bene dice.
 
Abbiamo pochi minuti.
 
La abbraccio.
E lei mi abbraccia forte.
E in quella stretta c’e’ la solitudine dei suoi giorni, le lacrime che avra’ pianto, il suo dolore per essere stata ripudiata, il deserto del suo cuore, il destino incerto.
 
Esco dalla porticina di legno che vorrei urlare.
Vorrei rapirla, Occhi Neri.
 
Non urlo e non la rapisco.
Saluto invece educatamente tutti.
Ma poi non sono piu’ capace di guardare con occhi benevoli le persone che mi circondano. Anche il mio stesso staff.
 
E adesso ho questa scheggia conficcata nel cuore.

scritto da: Expecting alle ore 19:59 | link | commenti (23)
categorie:

Le rose

In nessun luogo al mondo fioriscono rose intense da stordire come qui.
 
rose2rose5
rose4rose3
rose1

scritto da: Expecting alle ore 19:51 | link | commenti (4)
categorie: anima poetica, anima nel mondo

Afghanistan

avvitamentoL'areoplanino zanzara della Croce Rossa Internazionale sorpassa le montagne e sorvola la pianura verde del Kabuli River che vista dall'alto appare ancora piu' verde in mezzo alle valli di terra e di polvere.

E mentre scendiamo in avvitamento verso la base militare americana all'interno della quale c'e' l'areoporto, io non posso fare a meno di sentire un brivido di eccitazione che mi corre lungo la schiena.

Si dissolvono al contatto con la terra le mie ansie e le paure: sono a casa. 

 


scritto da: Expecting alle ore 17:04 | link | commenti (6)
categorie: anima nel mondo

Le cose che ti risollevano la giornata!

Sull’areoplanino zanzara del Comitato della Croce Rossa Internazionale, Anima Inquieta incontra uno dei numerosi ammiratori di Misterpia.
Perche’ Misterpia in Afghanistan ha il suo pubblico. Anche altrove. Ma in Afghanistan di piu’.
 
L’ammiratore e’ un tale che lavora appunto per la Croce Rossa e che le due inseparabili avevano incontrato ad un party alcolico a Kabul molti mesi fa, una sera che erano particolarmente sgargiule.
 
Il tipo -soprannominato Kiwi per via delle sue origini- sfoggia un paio di occhi ammiccanti e una ciambella sul punto-vita di cui si sospettava appena l’esistenza all’epoca.
 
Anima Inquieta come al suo solito la mattina (ma anche in altri momenti della giornata) non e’ socievole per niente e anzi oggi parecchio scoglionata. Il Kiwi invece ha voglia di chiacchiere e la intrattiene sulla vacanza in Thailandia da cui e’ di ritorno, sul lavoro, su coda fara’ dopo. E poi naturalmente le domanda cosa ha fatto in questi mesi.
Anima Inquieta fa un succinto riassunto: Iraq, formazione e bottega.
 
Nel raccontare della bottega puntualizza che dopo ormai quasi dieci anni di questo lavoro e’ stanca e ha voglia di avere un appoggio in Italia.
 
Il Kiwi la guarda stupito e dice: “You’re kidding me! Did you start when you were twelve?!”
 
E la giornata della trentaseienne Anima Inquieta assume subito tutt’altro umore!

Nel frattempo fate i bravi!

Mi accingo a salire sull'areetto zanzara delle Croce Rossa Internazionale che mi portera' in Afghanistan.

Prima di staccarmi dal mondo multimediale mi venivano in mente due considerazioni:

1. penso che chiedero' asilo politico quaggiu' perche' io con Berlusconi al governo e Alemanno sindaco non so se ho la forza di tornare.

2. quando una sta di corsa con un piede sul predellino dell'aereomobile e non puo' astenersi da lasciare spiegazioni sui polli bolliti a Bostoniano, allora vuol dire che e' proprio ammalata di blog. Ma gravemente!


scritto da: Expecting alle ore 03:53 | link | commenti (14)
categorie: anima politica, anima bloggaiola, anima demente
lunedì, 28 aprile 2008

Mijaseb

Nella casa di Peshawar abbiamo due guardiani. Uno e' Anwar e l'altro si chiama Mijaseb.
 
MijasebMijaseb e' un topolino timido.
Quando la corrente se ne va, un'ora si e una no, bussa alla mia porta lievemente poi fa una corsa lungo il corridoio e si piazza subito dietro l'angolo. Da li' quando sente che apro la porta squittisce forte: "Sir, electricy come, stop generetor?"
 
Io ridacchio dentro di me ogni volta perche' mi chiama Sir, penso a Misterpia che la chiamano Mister poi gli rispondo: "Yes, yes, stop generator"
 
Il vocabolaio inglese di Mijaseb e' ridottissimo e un po' sballato. Non dice "electricity" dice "electricy". E non capisce la parola "electricity" capisce solo la parola "electricy".
 
E' pieno di piccole manie.
Alle sette meno cinque ogni sera mi bussa alla porta, ripete la scena della corsa nel corridoio e dice: "Sir, I go chapati”
Che significa che si va a comprare il pane per la cena.
Ci si puo’ rimettere l’orologio con il suo chapati.
 
Mijaseb detesta che si suoni il campanello piu’ di una volta.
Anche quando e’ lento ad aprire il cancello.
Se l’ospite suona ripetutamente il campanello Mijaseb corre per il cortile col suo pigiamino svolazzante gridando
“Caaaaaaaaaaaaaaaaaming, I am not dead!” (invece di deaf)
E siccome questa facezia che lui non e’ morto fa ridere tutti lo staff regolarmente suona due o tre volte.
 
Poi Mijaseb apre il cancello e loro sono li’ che si scompisciano.
 

scritto da: Expecting alle ore 21:16 | link | commenti (18)
categorie: anima nel mondo, anima di tutti i giorni

Pakistani fried chicken

Si prende un pollo (morto, spennato e senza pelle) lo si fa a pezzi medi e lo si fa cuocere in una pentola d’acqua con sale, un dado un cucchiaio di chicken masala –mix di spezie a base di cumino- e mezza cipolla.
 
Quando i pezzi sono cotti si scolano e si lasciano a riposare per una mezz’oretta cosi’ scolano l’acqua in eccesso.
 
Nel frattempo si prepara una terrina con le uova sbattute, un piatto di farina e un piatto di pane grattugiato. E si mette anche sul fuoco un bel tegame pieno d’olio.
 
Quando l’olio e’ ben bollente si passano i pezzi di pollo prima nell’uovo, poi nel pane grattato, infine nella farina.
fied chicken1
Si tuffano i pezzi nell’olio bollente.
fied chicken3
Quando sono dorati si scolano sulla carta assorbente, poi…. buon appetito!
(avete appena assistito alla pubblicazione della prima ricetta sul blog di Anima Inquieta!)
 

scritto da: Expecting alle ore 18:30 | link | commenti (19)
categorie: anima nel mondo

Uomini

the gate

 

mullah

 

watermelons


scritto da: Expecting alle ore 17:41 | link | commenti (4)
categorie: anima nel mondo

cerco e mi cerco

Chi sono

Blogger: Expecting
Nome: