
Attaccato al muro della scuola Al Aladdeen
Khan Yunis, Striscia di Gaza - Palestina
Qualche tempo fa, avendo constatato che nulla accade a Gaza dopo l’annuncio delle elezioni nel Territori Occupati, Anima Inquieta e i suoi colleghi -precedetemente evacuati a Gerusalemme- rientravano in comitiva nella Striscia da Gaza.
La variegata compagine comprende, oltre alla nostra eroina, la Boss del Medioriente in visita dall’Italia, Collega Perfetta, Collega Alta, L’Autore (compagno di vita di Collega Alta nonché romanziere di recente fama) e poi il nuovo collega che rimpiazzerà Collega Stordita.
Con l’aria di una classe in gita scolastica i sette si danno appuntamento la mattina presto appena al di fuori del check point tra Ramallah e Gerusalemme. Viaggiano in due macchine incolonnate, fermandosi a più riprese per espletare a turno bisogni fisiologici di varia natura, prevalentemente legati alla sfera “approvviggionamento mattutino di caffeina”.
Impiegano per arrivare ad Erez più del doppio del tempo che si impiega normalmente per arrivare al confine, ma il passaggio relativamente semplice della frontiera -i soldati israeliani stranamente non fanno storie a nessuno- li rimette provvidenzialmente in paro con la tabella di marcia.
Ed eccoli, in perfetto orario, incolonnati che procedono nella terra di nessuno, polverosi e vocianti, carichi di bagagli e di discorsi a volte seri a volte buffi.
Due taxi sgangherati li aspettano alla fine della strada di ciottoli per portarli fino al check point di Hamas.
Il check point di Hamas, come si è già avuto modo di raccontare, è costituito da due cointainer posti uno di fronte all’altro ai lati della strada.
Nel primo un omino registra a mano gli estremi del passaporto dei visitatori.
Nel secondo un altro omino appoggia le valigie su un tavolo traballante e procede alla perquisizione.
La perquisizione è una roba abbastanza blanda ed essenzialmente si esaurisce nelle spiegazioni, prontamente fornite dal proprietario della valigia, circa le mille diavolerie che -come tutti gli occidentali, drogati di tecnologia e di prodotti di bellezza- trasporta nel proprio bagaglio. Il tenore delle investigazioni riguardanti il bagaglio di Anima Inquieta, tanto per dirne una, si aggira solitamente intorno ai di lei assorbenti interni, alle pillole lassative, al generatore automatico di codici per il conto in banca online, al riciarica batterie e, saltuariamente, riguarda anche l’attrezzo per la depilazione.
I nostri prodi passano tutti al vaglio dell’Omino Surrogato della Macchina a Raggi X, senza grandi intoppi.
“Trasportate alcool?” chiede l’Omino Surrogato in adempimento alle nuove procedure restrittive imposte da Hamas.
No, niente alcool.
Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando dalla valigia dei del collega che sostituisce la Collega Stordita spunta fuori un salame di qualità Ciauscolo del rispettosissimo peso di kilogrammi uno.
L’Omino Surrogato rimane un po’ interdetto non sapendosi ben spiegare la provenienza di quell’arnese evidentemente mangereccio. Gliene importerebbe anche relativamente poco se non fosse che sull’etichetta trionfa in bella mostra il ritratto sorridente di un vero maiale suino di colore inequivocabilemente rosa porcello, impossibile da ignorare.
Avendo ricevuto conferma che trattasi effettivamente di carne di animale impuro, tenendo il reperto con due dita, l’Omino Surrogato si allontana dal container e procede ad un lungo e animato conciliabolo con i suoi colleghi.
Dopo circa un quarto d’ora di fervida discussione, l’Omino Surrogato torna verso i nostri prodi e in un inglese stento articola il seguente veredetto: “Il salame ciauscolo non può passare la frontiera e deve essere distrutto immantinente”.
La Boss del Medioriente, che in quanto boss parla perfettamente l’arabo, tenta un salvataggio in extremis, argomentando che loro sono cristiani, che mai e poi mai farebbero assaggiare i salame ciauscolo ad un mussulmano, che Allah li scampi e liberi dal condividere l’empio maiale con qualcuno…
L’Omino Surrogato li guarda come se fossero matti e poi spiega che a loro non gliene può fregare di meno di quello che Anima Inquieta e i suoi compari sono abituati a mangiare. Quello di cui sono preoccupati è che il salame sia un portatore sano di febbre suina e, in quanto pericolosa arma batteriologica, il salame medesimo deve essere eliminato.
A nulla valgono le spiegazioni pseudoscientifiche sulle modalità di contagio dell’influenza A/H1N1, Omino Surrogato & Co sono irremovibili: bisogna procedere con l’attuazione della pena capitale.
Collega Ciauscolo -immediatamente ribattezzato con questo nome- che già si immaginava nelle lunghe sere invernali in compagnia dell'esimio insaccato, è distrutto. Con aria sconsolata si pulisce gli occhiali e fa per battere in ritirata abbandonando la scena. Viene però tempestivamente fermato da Omino Surrogato: nessuno se ne può andare prima che il salame sia stato annientato. E mano che mai il padrone del salame stesso. L’arma batteriologica deve essere distrutta in sua presenza.
Ed è così che tre piantoni hamassiani si mettono di gran lena a scavare una buca profonda, ci schiaffano dentro il salame avvelenato e poi prendono a lanciarci sopra delle pietre fino a quando la buca non è nuovamente coperta.
Devastato dal dolore e sul punto di rassegnare le proprie dimissioni prima ancora di aver raggiunto il proprio posto di lavoro, Collega Ciauscolo di trascina verso il taxi e implora Anima Inquieta e gli altri colleghi di andarsene.
Ma Omino Surrogato non demorde. Ligio al proprio dovere, mentre la squadra a lutto prende mestamente posto nelle macchine, ricompare con in mano una ricevuta ufficiale di “avvenuta distruzione” che chiede a Collega Ciauscolo di firmare in duplice copia.
Collega Ciauscolo firma.
Con le ultime forze.

Bethlemme, PalestinaAnima Inquieta: “Consolino buongiorno, sono Anima Inquieta. Mi scusi se la disturbo ma è tutta la mattina che tento di chiamare il consolato per avere notizia del rinnovo del mio passaporto e non risponde mai nessuno!”
Vice Console di Gerusalemme (soprannominato Consolino a causa della stazza e anche del relativo peso diplomatico): “Si figuri, egregia Anima Inquieta, nessun disturbo. Sa, il fatto è che in consolato abbiamo un solo centralinista che fa anche da autista e così quando è fuori per servizio non c’è nessuno che possa rispondere al telefono…”
Raccontare il viaggio d’amore in West Bank è cosa assai difficile. Impossibile descrivere l’intensità delle emozioni che scaturiscono in questo crocevia insanguinato di cività, di popoli e di storia.
Incontro e scontro quotidiano in cui il medioevo, l’olocausto, le crociate, le intifada e il feroce Saladino condensano in simboli assurdamente grotteschi se guardati con occhi distanti, tragicamente reali se visti da vicino.
Così Anima Inquieta e la sua Anima Affine vedono sfrecciare dal finestrino insediamenti di villette a schiera israeliane circondate di filo spinato e di soldati, mercati palestinesi affollati di dolore e di odori, la lunare valle del Giordano, gli accampamenti dei profughi perenni, il Mar Morto incrostato di sale, dune desertiche, città antichissime, luoghi atavici contesi.
Più di tutto li stupisce la gente: gli israeliani sospettosi e distanti, che hanno involontariamente ricreato per se stessi delle condizioni da campo di concentramento, i palestinesi sofferenti e allegri che li accolgono come una famiglia, proteggendo il loro cammino e arricchendolo di vita e di emozione, i colleghi di Anima Inquieta eccezionalmente normali nella loro straordinarietà.
Raccontare il viaggio d’amore in West Bank è cosa assai difficile.
Tutto sommato l’espressione che più gli si addice è proprio : “apperò!”.

Il fatto che i due triangoli formino una stella di David, non si è rivelato particolarmente appropriato, per così dire!
Nel frattempo si prende la polvere di henna (in quantità che dipende dalla lunghezza dei capelli) e la si sistema in un apposito piatto.
Quando il carcadè è ben riposato, si versa l'infuso filtrato sulla polvere di henna. Si mescola fino ad ottenere un impasto omogeneo e ce lo si schiaffa in testa dove lo si lascia riposare per un paio d'ore.Collega Alta "Caccialo fuori con la scopa..."
Collega Perfetta: "L'ho cacciato dall'altra parte, acchiappalo con la paletta"
Anima Inquieta: "Ma guarda che da questa parte non c'è..."
Collega Alta: "Ma come non c'è?"
Collega Perfetta: "Eh non c'è!"
Collega Alta: "E se fosse corso in fretta sotto la poltrona?"
Anima Inquieta: "Ma no che non è corso, l'avrei visto!"
Collega Alta: "E se ci fosse un buco nel muro?"
Collega Perfetta: "Macchè buco nel muro!"
Anima Inquieta: "Eccolo... piglialo con la scopa... daiiiiiiii!"
Collega Alta: "Mancato, cazzo"
Collega Perfetta: "SBANG! L'ho beccato! Con la scarpa!"
Anima Inquieta: "Con la mia scarpa... con la MIA scarpa... ma che schifo c'ho la marmellata di scarafaggio sotto la scarpa!"
Collega Perfetta: "Ovvia: è solo sotto la suola!"










E così Anima Inquieta è di nuovo nella terra di nessuno e arranca -ancora un po’ zoppicante per i postumi della sciatica- accanto ad un omino secco secco che le porta la valigia sui ciottoli.
L’omino secco secco è uno dei soliti personaggi di frontiera: giovane che dimostra il doppio della sua età, una caterva di mogli e figli, la schiena spezzata dalla fatica per pochi spiccioli al giorno.
A poca distanza davanti a loro ci sono altri due uomini che spingono a fatica una barella ospedaliera con sopra un lenzuolo blu da cui spunta un groviglio di tubicini.
La barella sobbalza sui ciottoli, le ruote scartano a destra e a manca, si impuntano negli avvallamenti del terreno o si bloccano per la polvere. I due portantini -si vede anche da lontano- fanno una fatica boia, ma proseguono senza scomporsi.
L’occupante della barella invece si scompone. Nonostante le cinghie che lo legano al suo traballante giaciglio, si capisce che sta accusando il colpo.
Anima Inquieta in cuor suo solidarizza col poveretto e in un moto di empatia chiede all’omino secco secco: “Ma non c’è un altro modo di trasportarlo quel malato? Possibile che non si possa portarlo da qui a lì in ambulanza?”
L’omino secco secco le risponde concitatamente in arabo.
Anima Inquieta non capisce.
L’omino secco secco capisce che lei non ha capito e illustra il suo discorso storcendo la bocca da una parte con la lingua a penzoloni d fuori, gli occhi rivolti al cielo e un suono gutturale e stridulo di accompagno.
E stavolta Anima Inquieta capisce. Capisce che il poveretto non è un poveretto vivo ma un poveretto cadavere.
Anima Inquieta e l’omino secco secco percorrono i successivi 800 metri in un silenzio di tomba. E la definizione appare quanto mai adeguata.
Da che vive insieme alla sua Anima Affine, Anima Inquieta sta imparando un sacco di cose sulla coabitazione e tenta piano piano di liberarsi di alcune sue proprie manie da zitella incallita.
Non essendo questa impresa facile, le sue giornate pullulano di piccole cose che ancora non si sente a suo agio a fare. In particolare Anima Inquieta non risponde al telefono di casa.
Il telefono squilla diverse volte al giorno mentre l'Anima Affine è al lavoro e lei semplicemente lo lascia squillare. "Tanto non è per me -ragiona- se qualcuno deve cercarmi mi cerca sul cellulare. Invece sicuramente è per l'Anima Affine, magari è qualche paziente ma allora è meglio che lo chiamino al lavoro. Oppure magari sono i suoi genitori o qualche suo amico in vena di chiacchiera. Comunque lui qui non c'è: lo chiamerano sul telefonino..."
Qualche volta però, subito dopo il telefono di casa, prende a trillare il suo telefono ed è l'Anima Affine.
"Si può sapere perchè non rispondi al telefono?" chiede.
"Ma così... senza motivo... tu non ci sei e a me nessuno mi cerca" si giustifica Anima Inquieta.
"Veramente io ti stavo cercando!"
"Eh lo so, abbi pazienza ma non me la sento ancora di rispondere al telefono!"
"Sei noiosa però eh...!" e riappende lasciando Anima Inquieta con la sgradevole sensazione di averlo in qualche maniera infastidito e fatto rimanere male.
Così stamattina -armata del sacro fuoco del cambiamento- al terzo squillo di telefono Anima Inquieta si fa coraggio e risponde:
"Pronto?" dice con voce limpida e allegra già aspettandosi l'Anima Affine dall'altro capo del filo.
"Proondo!" dice invece una voce maschile chiaramente proveniente dal quadrante Monopoli - Altamura -Canosa delle Puglie.
"Pronto buongiorno" insiste Anima Inquieta.
"Proondo... Proondo... ma che ho sbeglieto di nuovo numero? è già la terza volta oggi ecchecchezzo!" e il tipo riattacca lasciando Anima Inquieta assai perplessa: forse questa cosa di rispondere al telefono ancora non s'ha da fare!

"L'ebreo e il palestinese"

"La moschea di Omar"

"Il guardiano del Santo Sepolcro"

"Entrata del quartiere ebraico"

"Le spezie nel suk"

"Le mura di Gerusalemme"

"Il pane di shabbat"
Il dott. Ahmad è un preteso luminare della psicoterapia palestinese. Ha scritto saggi sul trauma di vivere sotto assedio, interpretazioni in chiave freudiana del rapporto tra israeliani e palestinesi, è invitato a trecento congressi internazionali a cui regolarmente non può partecipare perchè non lo lasciano uscire, tiene teleconferenze con le università americane e ha ipotizzato l'esistenza di un disturbo psicologico, esistente solo in questa piccola fetta di mondo, che ha battezzato "Sindrome di Gaza".
Essendo luminare, quando gli viene detto che deve lavorare insieme ad Anima Inquieta per elaborare il famoso programa di supporto per le insegnanti e le madri dei bambini di asilo traumatizzati dalla guerra, storce il naso e si sente in dovere di erudire nuovamente la sua ospite su tutta la storia della psicologia.
Anima Inquieta, abituata alla tassa che sempre si deve pagare all'ego di questi personaggi per riuscire a lavorare con loro, ascolta paziente.
Ascolta le sue gesta, le sue teorie, le sue opinioni, i suoi impegni, i suoi ricordi.
Ascolta per giorni.
Ascolta e ogni tanto cerca di far passare il messaggio che lei è lì per sviluppare insieme questo benedetto programma e che forse ogni tanto bisognerà parlare anche di quello.
Ma il dott. Ahmad è impermeabile. A nulla vale mandargli bozze di piani di lavoro -che avrebbe dovuto sviluppare lui ad essere precisi- chiedendo la sua autorevole opinione. A nulla vale creare dei formati che lo aiutino a sostanziare le ore di formazione. A nulla vale organizzare tutto il tempo dello staff intorno alle sue magre disponibilità.
Alla vigilia della sua partenza Anima Inquieta non ha ricevuto una risposta una dal dott. Ahmad.
Epperò stamattina Anima Inquieta è fiduciosa perchè il dott. Ahmad ha promesso che, quanto meno, introdurrà ai Social Workers un certo questionario che dovrebbe aiutarli a comprendere meglio le difficoltà comportamentali dei bambini.
Il dott. Ahmad si presenta in ufficio con la sua solita ora di ritardo, ma ha il questionario fotocopiato in mano e Anima Inquieta sospira di sollievo. Sollievo che dura appunto il tempo di un sospiro perchè subito il dott. Ahmad se ne esce dicendo che il questionario che ha portato è quello sbagliato e che per avere quello giusto gli ci serve una settimana.
Anima Inquieta inghiotte la stizza e prova a chiedere se si può recuperare questo benedetto questionario per oggi o per domani perchè i Social Workers hanno un piano di lavoro molto serrato e la settimana prossima non hanno tempo.
Il dott. Ahmad dice di no.
Anima Inquieta disarmata gli dice che trova questa situazione estremamente frustrante, "disappointing" anzi. Usa la parola "disappointing".
E alla parola "disappointing" il dott. Ahmad scatta su come morso da una tarantola dichiarando che in queste condizioni lui no si può far carico di nulla e quindi se ne va.
Infatti sbatte la porta e se ne va lasciando Anima Inquieta impelagata in un pantano di bile.
cerco e mi cerco