Ecco che Anima Inquieta si sente subito in colpa per aver scritto il post intollerante contro i milanesi. Perchè non bisogna mai generalizzare. E infatti i bloggherini milanesi che la leggono sono tanto carini e la tempestano di messaggini per prendere caffè insieme e per conoscere finalmente la sua di lei borsa pelosa verde. Lei invece strangolata da ore e ore di lezione è costretta a declinare praticamente tutti gli inviti. Tutti tranne uno, perchè quello non si può proprio declinare cazzarola.
E così mentre torna in albergo sentendosi in colpa verso i milanesi in generale e verso i bloggherini in particolare, le capita di assistere ad un paio di scenette comiche per niente padane che ci tiene a riportare per fare giustizia agli abitanti di questa città.
La prima in un bar tabacchi in cui era entrata a comprare un biglietto della metro.
La barista oberata di richieste di aperitivo fa ad un suo collega con tono supplichevole:
"Gianni ma dammi una mano..!"
"Te la dò si una mano gioia, in faccia te la dò!"
La seconda al supermercato dove era entrata a comprarsi un succo di frutta.
Il cassiere: "Bancopazz o carta?!"
Anima Inquieta emerge alla fermata Loreto un pò disorientata. Vede un ragazzone bruno che sta per avviare una moto di potente cilindrata, sorridente si avvicina e chiede:
"Scusi saprebbe indicarmi Viale Monza?"
Il ragazzo la fissa attraverso le lenti scure e con l'accento di uno che ha una fabrichètta, una casètta e un sacco di figa dice:
"Non so, è meglio che tu chida all'edicola"
Anima Inquieta, non nuova a questi simpatici aneddoti milanesi nel dare le indicazioni, attraversa la strada e si rivolge all'edicolante:
"Scusi, gentilmente saprebbe indicarmi Viale Monza?"
"No" risponde l'edicolante che sicuramente ha votato lega Nord. E continua a mettere a posto i giornali.
Anima Inquieta rimane lì come una cretina. Perchè una risposta così secca non se l'aspettava proprio.
Si accosta a un vecchio signore seduto su una panchina, pronta all'ennesimo rifiuto, ma spinta dalla necessità.
"Saprebbe indicarmi Viale Monza per favore?"
Il signore con imperituro accento pertenopeo si dilunga in una dettagliatissima descrizione di tutti i tombini che incontrerà sulla sua strada fino a viale Monza. Che poi è a meno di duecento metri da lì.
Certi episodi mi fanno diventare razzista!
Anima Inquieta in trasferta milanese è stata letteralmente divorata dalle piccole belve in carriera diplomatica. Ha usato tutto il suo autocontrollo per reprimere la "faccia da cazzo" che le saliva spontaneamente sul viso durante le ore della singolar tenzone con i novelli mostri.
Perchè quando ha visto troppe cose brutte da troppo poco tempo, Anima Inquieta diventa insofferente con la spocchia dei ragazzini italiani che vogliono salvare il mondo. Si dimentica che sono giovani, si dimentica che hanno quella generosità e quell'entusiasmo che sfociano in presunzione, si dimentica che hanno le idee chiare di chi non ha esperienza e le soluzioni a tutti i problemi chè le hanno studiate sui libri. Si dimentica di essere stata esattamente come loro quando ha cominciato a lavorare.
Sfiancata, si droga di un moralmente deletereo McDonald, rantola in albergo e se ne va a dormire.
Buonanotte!
Con un tempismo strabiliante, tanto per non sfatare la sfiga beffarda che ci tiene ben salde in pugno, la mia Misterpia è partita per Kabul esattamente tre giorni dopo che io ne ero ritornata. E adesso me la immagino laggiù da sola e vorrei tanto essere con lei. Perchè io questo distacco dall'Afghanstan sono ancora ben lungi dall'averlo elaborato!
E allora mi sento di pubblicare il seguente appello:
"All'Esimia Misterpia:
Esimia Misterpia in qualsiasi momento questo blog sarà lieto di ospitare qualsivoglia scritto, immagine, suono o altra forma di creatività la Signoria Vostra abbia lo sghiribizzo di condividere con me e il mio manipolo di incauti lettori.
La ringraziamo e la abbracciamo da lontano.
Sua devotissima Anima Inquieta&Co"
(secondo me stavolta non si può esimere!)
La Cupida ha voce di miele e occhi di cerbiatto.
La Cupida ha un sorriso complice nascosto dietro gli occhiali.
La Cupida ascolta perseverante da lontano le mie rabbie, i miei sfoghi, le lacrime non piante e la mia sete di felicità.
La Cupida tace. Tace e lascia che da solo l'amore si faccia strada nel mio cuore. Non è una strada lunga. Ma è una strada ripida. Che quando si arriva in cima si ha il fiato corto.
La Cupida mi guarda benevola e gioisce di riflesso della gioia che mi ha regalato.
La Cupida esce in punta di piedi. Torna al suo lavoro di affetti vestendo un paio di All Star rosse, lasciandomi tremante stordita di emozione.
(grazie!)
L'Anima Affine, dopo essere ricomparso sulla soglia della vita dell'Anima Inquieta con in mano il famoso cavolo verza, in questa assolata mattina di maggio ha annunciato a mari e monti che oggi era la festa della mamma e si è altresì prodotto in telefonate e fiori per la sua mamma medesima.
Anima Inquieta, figlia snaturata di madre altrettanto snaturata, ignorava assolutamente questa ricorrenza. Però coglie l'occasione al balzo per sembrare migliore di quello che è e telefona all'istante a sua sorella -mamma del Nipotepiccolo- che per la prima volta nella sua vita è titolare leggitima di questa festività.
Sua sorella, che è una dal cuore dolce, si intenerisce tutta, nonostante Nipotepiccolo oggi sia particolarmente stizzoso.
Anima Inquieta telefona poi anche alla sua mamma che non si intenerisce affatto ma la fa molto ridere con i soliti aneddoti familiari.
A rituali compiuti Anima Inquieta si sente proprio bene: è una brava figlia e una brava sorella e si sente un pò ripagata del perenne senso di colpa per non essere a casa quasi mai.
E' solo in bottega che Anima Inquieta realizza che la festa della mamma sarà solamente domani.
L'anima Affine sarà oggetto di rappresaglie. Terribili rappresaglie!
... e Anima Inquieta, scatta in volata, scivola sulla fascia, si riappropria della bottega e stabilisce il record di vendite dei venerdi'.
Boato dello stadio!
Ufficialmente a casa, accolta da un Nipotepiccolo immusonito per la lunga assenza.
Bisogna che vada a riconquistarmelo immediatamente!
Giusto in tempo per vedere l’areoplanino zanzara della Croce Rossa atterrare sulla pista.
La guesthouse delle Nazioni Unite che mi ospita in questi giorni ha un bel giardino pieno di rose su cui si affacciano le vetrate della stanza da pranzo.
Ci sono solo tre ospiti qui oltre me.
Un giapponese che si occupa di un progetto di agricoltura pe la produzione di riso, un medico indiano che fa la campagna antipolio per l'UNICEF e un ragazzo pakistano che fa il logista al World Food Programme.
A curare gli ospiti e il giardino c'e' Sharef.
Sharef e' originario della provincia di Laghman. Oggi che era venerdi, giorno presumibilmente di riposo, sono rimasta qui tutto il giorno e dopo pranzo ho preso un the sul patio.
Lui era li' che curava le rose e abbiamo un po' chiacchierato.
Stasera a cena c'era l'insalata e una bottiglia d'olio d'oliva per condirla. Una bottiglia d'olio prodotta con un progetto della Cooperazione Italiana per il recupero degli ulivi che erano coltivati durante il regime sovietico e poi lasciati in abbandono. Conoscevo quel progetto, avendo una volta sul volo di ritorno per Roma incontrato l'agronomo che se ne occupava il quale mi aveva lungamente intrattenuto sulla qualita' delle olive. Non sapevo pero' che avessero gia' prodotto il primo olio.
Ci siamo lungamente intrattenuti con gli altri ospiti dunque a commentare come viene prodotto l'olio d'oliva, le spremiture, le diverse qualita' (ovviamente loro non ne sapevano nulla, il giapponese era addirittura convinto che l'olio d'oliva non si usasse per cuocere perche' evaporava... mai sentita una bestialita' simile!).
Dopo cena Sharef bussa alla mia porta e insieme al conto per le notti che sono rimasta qui mi porta in regalo una bottiglia di olio d'oliva afghano prodotto con il progetto italiano. La terro' cara!
Cosi' ieri dopo aver visitato le attivita' finalmente ho potuto pranzare con lo staff del progetto di protection per street and working children.
Erano oltre sei mesi che non li vedevo. Dall'ultimo corso di formazione praticamente.
Abbiamo mangiato un pranzo povero, il solito pranzo che mangiano loro: pane e una qualche verdura cotta in un po' di sugo. Poi insalata e the verde.
Sono stata contenta che non avessero preparato nulla di speciale. Sembrava un giorno qualsiasi, un giorno normale, non l'ultima volta che stavamo tutti insieme.
Abbiamo mangiato, riso, bevuto il the. Poi e' venuto il momento del commiato e dei discorsi ufficiali. M'e' anche scappata una lacrima. Sostanzialmente perche' avevo visto tante delle cose discusse in aula diventate realta' nella pratica con i bambini e questo mi aveva intenerita, resa fiera di loro e contenta del lavoro che avevo fatto. E anche molto dispiaciuta di lasciarli. Nonostante siano prontissimi a camminare con le loro gambe. Nonostante il senso del mio lavoro e' proprio quello di renderli capaci di camminare con le loro gambe. Nonostante debba sentirmi soddisfatta, ogni volta che accade sento lo strappo della separazione come se fosse una separazione inaspettata.
Loro, dopo un'ora di ringraziamenti formali e panegirici (sono trenta: ce ne fosse stato uno che abbia rinunciato a dire tre parole. E tre parole afghane durano cinque minuti abbondanti!), si sono resi conto che non mi avevano comprato nessun regalo. Si erano ricordati di comprare un pensiero per i ragazzi di Jo ma niente per me.
Sinceramente non me ne sarei mai accorta se non li avessi trovati a confabulare e non mi fossero venuti spudoratamente a chiedere che taglia portava il mio presunto marito (quello della fede spaiata per capirsi!).
E allora ho anche capito che, arindanghete, mi avrebbero regalato un altro vestito. Pero' siccome regalare un vestito ad una donna non e' tanto conveniente, ari-rindanghete, di vestito anche per il presunto marito.
Infatti eccoli qua, recapitati alla porta della guesthouse delle Nazioni Unite in cui vivo: i due vestiti piu' brutti che si potessero mai immaginare. Il mio all'ultima moda, incrostato di luccichini e completamente di plastica. Mi fanno male le dita solo a tirarlo fuori dalla bustina.
Quello del presunto marito, tradizionalissimo, di un color cacarella che piu' pashtu non si puo', con un collettazzo rigido che vive praticamente di vita propria. Pero' e' cotone e forse mi ci faro' una camicia da notte!
O forse regalero' tutti e due i vestiti alla donna delle pulizie a Kabul!
Il video e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Minifilmato rubato di nascosto da sotto il velo.
Certe rare volte essere donna ha le sue prerogative!
L'Autista Bambino morde l'asfalto gia' caldo alle prime ore del mattino. Come lo scorso anno mi sfrecciano dal finestrino i campi di grano maturo, le piantagioni di ulivi, i villaggi indaffarati, il bestiame al pascolo, gli allevamenti di api...
Come e' bella questa terra in questa stagione. Cosi' ricca, cosi' satura di operosita'. Sembra quasi una terra tranquilla.

Piantagione di grano, Nangharar, Afghanistan

Filari di ulivi, Nangharar, Afghanistan

Bestiame al pascolo, Nangharar, Afghanistan

Allevamento di api, Nangharar, Afghanistan

Distesa di frumento, Nangharar, Afghanistan

Il raccolto, Nangharar, Afghanistan

Mietitrici, Nangharar, Afghanistan

Torkham Border, Nangharar, Afghanistan
Avevo passato una giornata meravigliosa. Avevo un sacco di cose da raccontare. Avevo un sacco di fotografie da far vedere.
Invece mi chiama un amico e mi dice che hanno ammazzato un nostro ex-collega in Chad.
Mi e' sceso addosso un grande silenzio.
Sei e mezzo: mi pianto il velo in testa e comincia un'altra giornata!
"Mi manchi infinitamente.
Mi sei mancata infinitamente ieri mentre da sola varcavo la soglia di quel carcere minorile. Quel carcere minorile che ironia della sorte e' il compound dove si trovava il nostro ufficio qui.
L'ala sulla sinistra in cui stava lo staff femminile e' adesso adibita a magazzino. L'ala destra dove erano gli altri uffici e' adibita a dormitorio. Nell'ufficio di Branko dormono adesso 10 ragazzini, con i materassi sul pavimento.
Il piccolo patio di fronte e' chiuso con una rete di filo spinato cosi' che uscendo dalle loro camere i ragazzini non scappino. Chissa' poi dove devono mai scappare; il cancello e' sempre lo stesso: alto e dipinto di azzurro, il nostro colore.
Il cortiletto sul retro che usavamo come magazzino per i teli dell'UNHCR da distribuire e' adesso il cortile con il mandorlo di Occhi Neri. C'era anche prima quel mandorlo? Non me lo ricordavo.
La stanzetta di Occhi Neri e' la stanzetta in cui tenevamo il generatore.
Se penso che quelle mura ci hanno visto lavorare con tutt'altre speranze mi sale il magone. Ma e' destino che le mura che ci hanno viste faticare felici diventino una grottesca caricatura del pezzetto di vita che ci abbiamo passato. La nostra casa a Kabul e' diventata la sede del Ministero degli Affari Religiosi. E infatti li' davanti io e te evitiamo di passarci.
Sono sistemata nella guesthouse di UN. Quella con l'unica piscina di Jalalabad. Quella in cui abbiamo passato uno spensierato pomeriggio nel lontano settembre del 2003.
Eravamo, mi sembra, felici quel lontano settembre.
Eravamo, mi sembra, piu' giovani e piu' spensierate. E anche parecchio piu' sgargiule. Io sicuramente. Non erano successe ancora tante cose nelle nostre vite.
Quelle cose che ci hanno avvicinato. Quegli strappi dolorosi che con certosina pazienza abbiamo sempre rammendato insieme in questi anni.
Mi sei mancata infinitamente ieri.
E mi manchi infinitamente stasera."
Questo post e' dedicato alla mia Misterpia e a tutta la strada che abbiamo fatto insieme in questi anni, tanta della quale in questo paese che ci ha catturato l'anima e ci ha guardato benevolmente.





L'areoplanino zanzara della Croce Rossa Internazionale sorpassa le montagne e sorvola la pianura verde del Kabuli River che vista dall'alto appare ancora piu' verde in mezzo alle valli di terra e di polvere.
E mentre scendiamo in avvitamento verso la base militare americana all'interno della quale c'e' l'areoporto, io non posso fare a meno di sentire un brivido di eccitazione che mi corre lungo la schiena.
Si dissolvono al contatto con la terra le mie ansie e le paure: sono a casa.
Mi accingo a salire sull'areetto zanzara delle Croce Rossa Internazionale che mi portera' in Afghanistan.
Prima di staccarmi dal mondo multimediale mi venivano in mente due considerazioni:
1. penso che chiedero' asilo politico quaggiu' perche' io con Berlusconi al governo e Alemanno sindaco non so se ho la forza di tornare.
2. quando una sta di corsa con un piede sul predellino dell'aereomobile e non puo' astenersi da lasciare spiegazioni sui polli bolliti a Bostoniano, allora vuol dire che e' proprio ammalata di blog. Ma gravemente!
Mijaseb e' un topolino timido. 

cerco e mi cerco